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Progetto BioViolenza

Oltre la Specie promuove il Progetto BioViolenza, nato nel 2010 per denunciare e contrastare la retorica della cosiddetta “carne felice”.
Allevamenti biologici, ecologici, “sostenibili”, tradizionali… Ci raccontano che esistono posti in cui gli animali vivono una vita lunga e soddisfacente, e che proprio per questo è possibile mangiare carne, latte, uova senza troppi problemi di coscienza. Ma gli schiavi di questi allevamenti sono sempre schiavi, anche quando vengono trattati un po’ meglio, quando inquinano un po’ meno, quando il prodotto finale è un po’ più sano (per il consumatore umano…). E la loro destinazione finale è sempre il mattatoio.

Per informazioni sul Progetto BioViolenza:
bioviolenza.blogspot.itpagina Facebook

I campi di lavoro forzati non sono poi così male. Ce ne hanno fatto visitare uno al corso di addestramento di base. Ci sono le docce, e letti con i materassi, e attività ricreative come la pallavolo. Attività artistiche. Si possono coltivare hobby come l’artigianato, ha presente? Per esempio, fare candele. A mano. E i familiari possono mandare pacchi, e una volta al mese loro o gli amici possono venire a trovarla – aggiunse: – E si può professare la propria fede nella propria chiesa preferita.
Jason disse, sardonico: – La mia chiesa preferita è il mondo libero, all’aperto. (Philip K. Dick)

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Il progetto BIO-VIOLENZA nasce dal desiderio di alcuni attivisti di denunciare, all’interno del vasto mondo dello sfruttamento degli animali a fini alimentari (allevamenti, pesca e caccia), l’emergente strategia produttiva e soprattutto ideologica di quei settori che a vario titolo promuovono forme di allevamento e macellazione cosiddette “sostenibili”, “etiche”, biologiche, rispettose dell’ambiente, dei diritti dei lavoratori, delle comunità locali e, perfino, del “benessere animale”. Riteniamo che tale filone di pensiero e di sfruttamento animale non sia per nulla etico e non rappresenti in alcun modo un avanzamento verso l’abolizione della schiavitù animale o verso la messa in discussione radicale dei rapporti uomo/altri animali. Riteniamo che esso debba essere denunciato smascherandone le contraddizioni, poiché la facciata di “sostenibilità” di questi allevamenti, apparentemente contrapposti agli allevamenti intensivi, permette ai consumatori di tacitare la propria coscienza che mostra segnali di risveglio, continuando a sostenere, commercialmente e politicamente, un massacro non accettabile e non “riformabile”.

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