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Oltre la Specie al MilanoPride – il nostro contributo

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Il 25 giugno Oltre la Specie sarà al MilanoPride, nello spezzone delle Collettive Femministe Queer.

Invitiamo tutt* gli/le antispecist* a partecipare e diffondere il nostro contributo scritto.

Leggi anche il comunicato delle Collettive Femministe Queer a seguito del MilanoPride.

 

UNIONI INCIVILI

“Se il presupposto della coppia è l’amore, allora vale anche per cane e padrone” (Carlo Giovanardi).

L’espressione pubblica della norma (e del panico) eterosessuale passa spesso per un richiamo – nel duplice senso di “ricondurre” e di “rimproverare” – all’animalità. L’amore fra persone dello stesso sesso, l’attraversamento dei generi, il poliamore, tutti gli infiniti modi di essere, desiderare e relazionarsi sono relegati nella gabbia della bestialità.

Una gabbia non solo metaforica, poiché esistono materialmente corpi animalizzati che subiscono le più disparate forme di esclusione dalla vita sociale e di violenza fisica o verbale. Fra questi corpi ci sono anche quelli animali, nei mattatoi, negli allevamenti, nei laboratori. C’è una sola condizione, a ben vedere, che possa dirsi del tutto immune dallo stigma del “contronatura”: quella di chi è maschio, eterosessuale, bianco, adulto, abile, sano, proprietario e, ovviamente, umano.

Le gabbie a cui pensiamo non sono solo quelle dello zoo. Servono a segregare, ma anche a escludere e a regolare gli accessi a una lunga serie di privilegi o di forme di protezione: essere compres*, essere riconosciut* come soggetti, circolare per le strade o attraversare i confini nazionali, avere un reddito, dire il proprio amore, usare le parole che si desiderano per parlare di sè, essere pres* sul serio… Non basta dunque abbattere queste gabbie.

Il gesto più liberatorio – un gesto che non si fa una volta per tutte proprio perchè costituisce un esercizio continuo – è quello di aprirle, attraversarle, risignificarle, deriderle, ignorarle, usarle per giocare, renderle inutili. Incontrare per davvero gli animali che vi sono rinchiusi e scoprire che la bestialità delle nostre relazioni non è un insulto, anzi. Che ogni forma di amore è contronatura, e non è la concessione di qualche riconoscimento giuridico, da sola, a decretarne la dignità. Che la “Natura”, semplicemente, non esiste, se non come dispositivo di materializzazione di corpi che contano e di corpi che non contano. Che un’unione non deve essere definita “civile” per poter entrare nel campo del dicibile.

Che forse le unioni ci piacciono quando sono incivili, dato che, a ben guardare, la polis che costituisce il centro della narrazione democratica occidentale, non è altro che un recinto costruito sull’esclusione di donne, schiavi, “barbari”, bambin* e animali.

 Oltre la Specie – Associazione antispecista per la liberazione animale

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