Massimo Filippi risponde a #5domande

5domandeLe risposte di Massimo Filippi al progetto editoriale #5domande, ideato dagli organizzatori del Salone Internazionale del Libro di Torino 2018.

  1.  Chi voglio essere?
  2. Perché mi serve un nemico?
  3. A chi appartiene il mondo?
  4.  Dove mi portano spiritualità e scienza?
  5. Che cosa voglio dall’arte: libertà o rivoluzione?

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1. Chi voglio essere?
 La nostra identità è in continua costruzione. Nell’epoca del culto di sé, chi aspiriamo a essere? Che rapporto c’è oggi tra l’essere se stessi, il conoscere se stessi e il diventare se stessi?

Vorrei essere un divenire, vorrei transitare in quell’interminabile processo di differenziazione a cui diamo il nome di “vita” e che, nonostante gli sforzi del capitalismo, non è stato ancora imbrigliato. Proprio perché in continua costruzione, l’identità non esiste se non negli incubi più oscuri della reazione. Conoscere se stessi è scoprire che essere se stessi è sinonimo di essere-tra ed essere-con, e che il divenire se stessi è divenire altr*.

2. Perché mi serve un nemico?
I confini ci proteggono oppure ci impediscono di incontrarci e cooperare? Come e perché li tracciamo? Abbiamo bisogno di costruirci un nemico per poter sperare di non averne?

Mi serve un nemico per soggettivizzarmi come nucleo di resistenza. E il nemico è il confine, la cui unica utilità è di costruire tassonomie gerarchizzanti funzionali alle élite egemoni. Quando capiremo che il problema non è dove si traccia il confine ma il fatto stesso di tracciarlo, lo avremo già oltrepassato.

3. A chi appartiene il mondo?
Tra cent’anni la nostra Terra potrebbe essere meno accogliente di oggi. La forbice tra ricchi e poveri si allarga. Il lavoro si trasforma e può ridursi. Milioni di persone sono costrette a lasciare la propria casa. Di chi è il mondo? Chi deve prendersene cura?

Il mondo è di chi sta rendendo la Terra un posto sempre meno accogliente, non solo per gli umani ma per miliardi di animali che vengono incessantemente smembrati. Il mondo è dell’uomo in quanto sua invenzione. La Terra, invece, è di tutt* quell* che la abitano e che, abitandola, se ne prendono cura, inventandola e lasciandosi inventare.

4. Dove mi portano spiritualità e scienza?
Scienza e religione hanno dato forma alla nostra storia e al nostro pensiero. Ma sono state usate anche come strumenti di oppressione C’è oggi una promessa di cambiamento e di futuro nella spiritualità delle religioni, nel rigore delle scienze? O altrove?

Per ora, il rigore delle religioni e la spiritualità della scienza ci hanno portato sull’orlo dell’abisso. Pertanto, suggerirei di rivolgersi altrove. Nell’altrove impersonale che attraversa i corpi sensuali e desideranti, indipendentemente dalle classificazioni di specie. Via dalla vita che si vive, nell’altrove della vita grazie a cui si vive.

 5. Che cosa voglio dall’arte: libertà o rivoluzione?
La creazione artistica può bastare a se stessa? O deve porsi l’obiettivo di cambiare le cose? Libertà o rivoluzione: cos’è l’arte, e che cosa deve e può dare a tutti noi?

Libertà e rivoluzione. L’etimo di libertà è “crescita comune” e che cosa c’è di più rivoluzionario del comune in una società che riconosce il proprio trascendentale nell’individuo monadico?

 

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