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Altri versi. Sinfonia per gli animali a 26 voci

Altri versi
Sinfonia per gli animali a 26 voci

a cura di Oltre la specie

Anno 2011
Pagine: 278
7,00 euro (5,00 euro alle associazioni per più di 10 copie)

Introduzione
Questo “dizionario” è l’opposto di un dizionario enciclopedico classico. Differentemente da questo, infatti, quello che qui si intende proporre non è un’altra serie di definizioni di termini che, seppur inedita, si stagli ancora sull’idea di fondo che sia necessaria una classificazione tassonomica – e quindi ingabbiante – dell’intero esistente da un punto di vista che resta sempre e comunque antropocentrico. Al contrario, ciò che vi state apprestando a leggere è il tentativo di porre termine ad un vocabolario che fa del logos umano la misura di tutte le cose, per iniziare a pensare ciò che Derrida auspicava, cioè una tassonomia dal punto di vista delle bestie che anche noi siamo. È un crogiolo di pensieri meticci per liberare gli altri animali da etichette, definizioni e luoghi comuni. Per
liberarli dal buon senso comune che, nei millenni della storia della civiltà, li ha costretti nella gabbia di una classificazione che li ha visti, nel migliore dei casi come buoni da pensare e, nel peggiore, come buoni da mangiare. È una raccolta di 26 saggi (come le lettere dell’attuale alfabeto latino) per assaltare, da luoghi diversi, da sensibilità e da punti di vista diversi, la
“questione animale”, l’immenso olocausto degli animali che da migliaia di anni e ogni giorno procede invisibilmente in quanto sempre sotto i nostri occhi. Troverete qui descrizioni critiche dell’esistente (“A”, “N”, “P”, “Z”), consigli su come poter iniziare a vivere nella quotidianità un cambiamento radicale di prospettiva (“C”, “L”), racconti appassionati
di animali liberati (“J”, “H”, “R”), riflessioni sulle relazioni che legano e mescolano, incrociano e ibridano, nei modi più diversi, gli altri animali agli animali umani (“B”, “I”, “K”, “M”, “Q”), riflessioni filosofiche e politiche su come gli umani esercitano il dominio sul resto del vivente (“G”, “O”, “S”, “X”), percorsi per nuovi approcci, finalmente rispettosi, per
incontrarci con gli altri animali (“D”, “F”, “U”, “V”, “Y”), considerazioni sulla violenza quotidiana che regola il loro sterminio istituzionalizzato (“T”), sul come decidiamo del destino e della vita degli altri (“W”), su come potremmo immaginare una convivenza estatica con il resto del vivente (“E”). In altri termini, incontrerete qui, seguendo una tradizione iniziata in Italia da Calvino con Qwertz e Ti con zero, non definizioni inedite, ma parole inedite – anpz, cl, jhr, bikmq, gosx, dfuvy, twe – con una finta classificazione che smaschera la finzione di tutte le classificazioni. Tra queste lettere, intrecciate, serpeggia un senso di comunanza. Si respira un elogio delle diversità. Queste lettere si sono disamorate
delle classificazioni mortifere, dei recinti mentali entro i quali rinchiudiamo i pensieri sugli altri; si sono disamorate delle discriminazioni letali che fanno degli altri dei nemici, degli inferiori, dei mostri paurosi e che poi inventano recinti veri, prigioni e gabbie, per rinchiudere chi non può, non vuole o non si può o non si vuole uniformare. Queste lettere
si ribellano all’identico, amano le differenze. Vogliono tessere parole nuove, inventare parole nuove per poter pensare pensieri nuovi. Gli animali, per essere liberati, devono prima essere pensati all’interno di un altro paradigma, fluido ed elastico, che accetti, che con-senta, che acconsenta alla totale immanenza della vita. Queste lettere accennano verso l’invenzione di altri vocabolari e di altri vocaboli – non più solo ed esclusivamente umani. Il cinguettio degli uccelli non sarà più, allora, l’umano “cip cip” ma lo stridore assordante
di milioni di musiche diverse; l’abbaio dei cani non sarà più il miserevole, stereotipato, umano “bau bau” ma un concerto di innumerevoli ululati, ringhi, guaiti, diversi gli uni dagli altri, unici nelle loro caratteristiche. Queste lettere raccontano, per frammenti, i pensieri di chi sta cercando nuove forme di interrelazione, di chi (“noi” umani e “loro” animali) sta
sognando un mondo nuovo più dignitoso di quello in cui viviamo, forse quello dell’oltreuomo, dell’in-umano che accetta di dialogare con l’animalità che risiede al suo interno per non cacciarla e con gli animali che vivono là fuori per non incorporarli, che prova ad incamminarsi verso un luogo dove non ci sia più spazio per l’impellente ed intrattenibile volontà di parlare solo un linguaggio che descrive, cataloga, classifica, immobilizza e incatena il vivente.
A metà, tra parole e versi, possiamo sbizzarrirci in possibili piste per una lettura incrociata, casuale, cabalistica e rizomatica di questo libro. Inventiamo una parola, un verso, una formula magica e seguiamo le lettere di quella parola per decidere il dis-ordine con cui leggere i saggi di questo libro… Possiamo recuperare dalla memoria un nome e seguire le
lettere di quel nome per tastare un altro linguaggio. Possiamo ricordare un luogo e partire dalle lettere che formano il suo nome per ritornare là dove non siamo mai stati. Possiamo cominciare con un’emozione o uno stato d’animo e iniziare a leggere per rileggere il mondo in cui ci siamo relegati da soli… Oppure possiamo prendere l’avvio da una cosa che gli animali amano fare e della quale ci siamo quasi dimenticati l’esistenza: “O” “Z” “I” “A” “R” “E” … per esempio che, con e oltre Agamben, è il modo per sospendere, per rendere  inoperoso, il meccanismo con cui la Legge umana ha costretto e continua a costringere la nuda vita animale, quella che con-divide l’esistente prima di ogni possibile divisione.
Se, come sostiene Isaac Bashevis Singer, «per gli animali Treblinka dura in eterno», il compito che qui ci si è assegnati è identico, nella sua differenza, a quello che Victor Klemperer, filologo ebreo-tedesco, si era assegnato durante gli anni bui del Terzo Reich: sottrarre la ricchezza dei nomi alla progressiva usura e semplificazione cui li ha sottoposti
il pensiero totalitario. Complicare i nomi e i dizionari per liberarli dalla banalità del male, per salvare e salvarci dalla malvagità del banale.

Oltre la Specie

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